Roger, non scappare dalle sfide per alimentare il tuo mito

30 dicembre 2009

Roger Federer ha annunciato stamani che non prenderà parte al primo match di Davis, che vede opposta la sua Svizzera alla Spagna di Nadal sulla terra iberica. Delusione per una decisione discutibile da parte del n.1 del mondo.

Roger ha appena chiuso un 2009 che gli ha regalato moltissimo. E’ diventato padre, coronando con una splendida “doppietta” personale una stagione sportiva che lo ha consacrato all’immortalità. L’annata era partita malissimo, bagnata dalle lacrime australiane in mondovisione, frustrato dall’ennesima sconfitta contro un rivale che appariva invincibile (ancora per poco). In primavera, quando tutto pareva perduto, un imperioso risveglio. Prima la favola del Roland Garros, che ha coronato il suo Career Grand Slam; poi la riconquista del trono di Wimbledon, nel n.1 mondiale, ma soprattutto il 15esimo slam in carriera, record all time. E pensare che senza troppe distrazioni, anche lo Us Open sarebbe stato forse suo, invece che dell’ottimo Del Potro.

Cosa chiedere quindi al 2010 di Federer? Una conferma, certamente. Vista la serenità raggiunta, e la buona salute atletica, se la voglia di allenarsi e competere lo sosterrà, sarà ancora l’uomo da battere nei grandi appuntamenti. Ma cosa manca alla carriera di Roger? Roma, Montecarlo, Bercy. Ok, ottimi appuntamenti, che sicuramente Roger proverà a vincere. Manca la Coppa Davis soprattutto. Una manifestazione molto prestigiosa, perché a squadre e perché antichissima (1900 la prima edizione). Vincere sarebbe un vero surplus per la sua carriera; ancor più vincerla da svizzero, figlio di un paese che ama il tennis ma che non ha mai avuto una tradizione così radicata e mai aveva conosciuto prima una campione così grande, se non sulle nevi alpine.

La notizia del forfait di Roger giunge imprevista. Eravamo a Genova, nello spareggio salvezza giocato lo scorso settembre. Roger arrivò direttamente dagli spogliatoi di NY, e difese con rigore il prestigio del suo paese, mantenendolo nel World Group, e condannando i nostri azzurri all’ennesimo anno di purgatorio. Roger in sala stampa ammise senza mezzi termini che la Davis sarebbe stata per il 2010 uno dei suoi obiettivi massimi.
Adesso rinnega tutto, e lo fa per il sesto anno consecutivo. L’ultimo match perso da Roger in Davis è datato 2003, una strana sconfitta patita da Hewitt (rimontato di due set!). Poi solo vittorie. Vittorie si, ma vittorie sempre in match per la salvezza. Della serie “arrivo io e mantengo la barca a galla”. Ma perchè allora, proprio nel 2010, non farla correre questa barca, invece che pensare solo al salvataggio? Proprio nel 2010, l’anno in cui si può si incrementare gli Slam e tornei, ma in cui non c’è più nulla da dimostrare e non c’è nulla di più importante da vincere che non sia la Davis.

Di sicuro il sorteggio avrà influito sulla decisione di Federer. La Spagna, ad inizio stagione, fuori casa sulla terra. Il peggior incontro possibile, e con la terra nel mezzo alla stagione primaverile sul duro. “Non vorrà cambiare superficie”, “Non vorrà incontrare Nadal sul rosso”, questi i primi commenti più ricorrenti.

Proprio queste due considerazione rendono ancor più amara la delusione per la decisione di Roger. Intanto la superficie: pazienza se si guasta un mese di eventi sul cemento (teoria che poi sarebbe tutta da confermare, per inciso). Una Davis vale mille volte un Dubai o un Indian Wells, sfido chiunque a dimostrare il contrario; inoltre un n.1 come Roger, che non ha più nulla da dimostrare, dovrebbe non schivare ma alimentare la sua carriera da una sfida affascinante come quella di andare a casa di Nadal e batterlo sulla sua amata terra, per giunta in Davis. Sarebbe una impresa quella di Roger, e per alimentare un mito, come è oggi Federer, servono giusto imprese così, non un conto in banca ancor più sostanzioso, più settimane da n.1, oppure un torneo master1000 in bacheca. Riuscire in questa impresa inoltre avrebbe un duplice effetto: la cassa di risonanza per la vittoria in se stessa (se ottenuta, ovviamente), e la certezza di aver eliminato dalla corsa alla Davis l’avversario più pericoloso, temendo solo una Argentina o una Serbia in trasferta.

C’è ancora tempo per un cambio in corsa, tuttavia Roger ci ha abituato a mantenere piuttosto rigidamente il suo calendario, a meno di strane coincidenze o infortuni. Credo che molti suoi tifosi siano delusi e amareggiati come il sottoscritto, perché a questo punto la carriera di un mito dovrebbe esser portata avanti elevando l’asticella della sfida, non cercando di portare a casa il compitino più facile. Bubka cercava ogni volta 1 cm in più da saltare, non una facile vittoria.

Marco Mazzoni
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